Durante la pandemia di COVID-19, il mondo ha assistito all’introduzione di numerose misure per contenere il contagio e garantire la sicurezza dei cittadini. Tra queste, una delle soluzioni più discusse è stata quella dei braccialetti elettronici per il distanziamento sociale, dispositivi progettati per emettere vibrazioni o segnali luminosi quando le persone si avvicinavano troppo tra loro. L’idea, sviluppata per contesti lavorativi, scolastici e pubblici, ha sollevato un acceso dibattito tra chi la considerava un valido strumento di prevenzione e chi, invece, vi vedeva un rischio per la privacy e la libertà individuale.

Come funzionano i braccialetti per il distanziamento sociale?
Questi dispositivi, generalmente connessi via Bluetooth o altre tecnologie di prossimità, sono stati pensati per mantenere il distanziamento interpersonale, uno dei pilastri della prevenzione del contagio da SARS-CoV-2. Impostati per rilevare una distanza minima di un metro o più, i braccialetti segnalavano con una vibrazione, un suono o un’illuminazione quando due persone si avvicinavano oltre il limite consentito.
L’obiettivo principale era quello di offrire una soluzione pratica e immediata per garantire il rispetto delle regole di sicurezza, senza la necessità di un monitoraggio costante da parte del personale scolastico o aziendale. In particolare, questa tecnologia si è rivelata utile in ambienti lavorativi e scolastici, dove il rischio di contatti ravvicinati era elevato.
L’esperienza nelle scuole: innovazione o controllo?
Uno dei casi più noti di utilizzo dei braccialetti elettronici si è verificato in una scuola dell’infanzia nel Varesotto, dove l’amministrazione ha deciso di dotare bambini e personale scolastico di questi dispositivi per aiutarli a rispettare le regole di distanziamento. I braccialetti sono stati proposti come un gioco educativo per i bambini tra i 4 e i 6 anni, con l’obiettivo di trasformare le restrizioni imposte dalla pandemia in un’esperienza interattiva meno traumatica. Per accompagnare l’iniziativa, erano stati coinvolti psicologi e pedagogisti, con lo scopo di evitare che i bambini vivessero il distanziamento in modo negativo.
Tuttavia, questa scelta ha sollevato numerose critiche da parte di esperti di privacy, pedagogia e diritto. Alessandro Del Ninno, avvocato specializzato in protezione dei dati, ha sollevato dubbi sulla gestione delle informazioni raccolte dai dispositivi e sulla loro conformità alle normative in materia di privacy. Luca Bolognini, presidente dell’Istituto Italiano per la Privacy, ha evidenziato il rischio che l’uso di queste tecnologie potesse abituare i bambini a una sorta di sorveglianza elettronica precoce, creando un precedente pericoloso. Anche Filippo Bianchini, avvocato cassazionista, ha sottolineato la mancanza di trasparenza nell’implementazione di tali strumenti, mettendo in guardia sulle implicazioni etiche e legali di un monitoraggio continuo, soprattutto quando si tratta di minori.
Un dibattito tra sicurezza e libertà
L’introduzione dei braccialetti elettronici per il distanziamento sociale ha posto di fronte due visioni contrastanti. Da un lato, chi li considerava un mezzo efficace per garantire la sicurezza sanitaria in un periodo di emergenza, riducendo il rischio di focolai e permettendo il ritorno alla normalità in scuole e aziende. Dall’altro, chi temeva che simili strumenti potessero rappresentare un pericoloso precedente per la libertà individuale e la tutela della privacy.
A livello generale, l’utilizzo di questi dispositivi non ha avuto una diffusione capillare e, con il miglioramento della situazione pandemica, l’interesse per questo tipo di tecnologia è progressivamente scemato. Tuttavia, l’esperienza dei braccialetti elettronici ha lasciato aperti interrogativi più ampi sul rapporto tra tecnologia, controllo sociale e tutela delle libertà personali. Se in periodi di emergenza sanitaria certe misure possono apparire necessarie, resta il dubbio su quali potrebbero essere le implicazioni a lungo termine di un utilizzo più esteso di strumenti simili, anche al di fuori del contesto pandemico.