Negli ultimi decenni, il Biellese ha registrato un progressivo invecchiamento della popolazione, un fenomeno che pone sfide sempre più complesse alla società locale.
Secondo i dati demografici, l’indice di vecchiaia nella provincia è in costante crescita: nel 1991 si contavano 166 anziani ogni 100 giovani, mentre nel 2019 la proporzione è salita a 248 anziani ogni 100 giovani, un dato nettamente superiore alla media nazionale di 168 anziani ogni 100 giovani. Questo significa che oggi, nel Biellese, quasi un abitante su tre è anziano, una realtà che impone una riflessione profonda su come affrontare questa trasformazione demografica.
Di fronte a questa situazione, la dottoressa Manuela Mazza, anestesista dell’ospedale Degli Infermi di Biella, ha ideato un ambizioso progetto intitolato “La città delle farfalle”, un’iniziativa che punta a trasformare l’invecchiamento da possibile problema a opportunità di crescita sociale. Il nome scelto per il progetto non è casuale: la farfalla rappresenta l’ultimo stadio della vita del bruco, simboleggiando libertà, leggerezza e colore. Gli anziani, sostiene la dottoressa Mazza, hanno tempo libero, una visione più distaccata della vita e la possibilità di vivere con serenità e gioia gli anni della maturità. Tuttavia, per far sì che ciò avvenga, è necessario ripensare gli spazi urbani e sociali, rendendoli realmente accessibili e funzionali alle esigenze della terza età.
L’idea centrale de “La città delle farfalle” è quella di creare, all’interno di Biella, una sorta di città parallela a misura di anziano, un ambiente che favorisca autonomia, benessere e partecipazione sociale. La proposta si inserisce nel solco delle iniziative internazionali per l’invecchiamento attivo, concetto promosso già nel 1982 dall’ONU e ribadito nel 2012 dall’Unione Europea con la proclamazione dell’Anno Europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà intergenerazionale.
Secondo la dottoressa Mazza, non basta garantire cure mediche e assistenza sanitaria: gli anziani hanno bisogno di vivere in un ambiente che li supporti nella loro quotidianità, eliminando barriere fisiche e sociali che ne limitano la mobilità e l’integrazione. Il progetto prevede quindi una serie di interventi strutturali e sociali, tra cui la ristrutturazione di abitazioni con soluzioni di co-housing, la creazione di percorsi urbani accessibili con marciapiedi senza barriere, l’installazione di panchine per la sosta, bagni pubblici e semafori con segnali visivi e acustici.
Anche il sistema di trasporto pubblico deve essere ripensato: il progetto propone bus attrezzati per la disabilità, navette a chiamata e accordi con i taxi per tariffe agevolate, così da garantire agli anziani una maggiore autonomia negli spostamenti, soprattutto verso ospedali, centri anziani e servizi pubblici essenziali.
Oltre agli interventi infrastrutturali, la proposta punta a rafforzare la sicurezza con campagne informative contro le truffe agli anziani e a migliorare il loro benessere psico-fisico attraverso attività ricreative, culturali e di apprendimento. Un ruolo chiave è riservato alla partecipazione sociale: il progetto prevede l’inclusione degli anziani nella vita pubblica, nelle scuole e in attività di volontariato, riconoscendo il valore del loro contributo alla comunità.
Non meno importante è il sostegno economico per chi si trova in difficoltà: tra le proposte vi sono agevolazioni per l’acquisto di beni di prima necessità, accordi con la grande distribuzione per prezzi calmierati sui generi alimentari e convenzioni con enti locali per riduzioni su bollette e trasporti per i pensionati con redditi bassi.
Per rendere Biella una città più inclusiva per la terza età, la dottoressa Mazza propone la creazione di un tavolo di lavoro che coinvolga Amministrazioni, Associazioni di volontariato, ASL, Forze dell’Ordine, Scuole e Curia. L’obiettivo è identificare le esigenze specifiche della popolazione anziana biellese e coordinare gli interventi necessari per migliorare la qualità della vita degli over 65.
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